Wireless generation e crossmedialità – sintesi del rapporto di ricerca

La ricerca, finanziata e promossa dal Corecom Veneto, ha coinvolto oltre 1700 studenti frequentanti scuole superiori venete. Di seguito una sintesi del rapporto finale:  WIRELESS_GENERATION

 

I principali risultati:

- Diffusione capillare del telefono cellullare e del computer. La quasi la totalità dei ragazzi intervistati possiede almeno un telefono cellulare, nel 66,5% dei casi con un contratto che consente la navigazione internet (il 17% utilizza accessi wi-fi pubblici). Se il possesso di computer appare capillarmente diffuso nelle famiglie, il 58% degli intervistati può contare su un pc personale e l’86,6% su una linea dati veloce (ADSL o equivalenti).

- Sempre più precocemente e sempre più connessi. Un dato centrale riguarda le differenze che si riscontrano fra i ragazzi che frequentano le classi prime rispetto ai colleghi delle classi terze e quinte: i primi iniziano a usare più precocemente il computer (in media a 8 anni, contro 10) e internet (a partire dai  10 anni, contro 12). Se l’87% utilizza almeno un social network, i ragazzi delle classi prime sono iscritti mediamente a tre diversi (contro i due di terze e quinte) e l’età media per il primo accesso è di 12 anni (contro  14).

- Rete come risorsa prevalentemente relazionale. I ragazzi non vedono particolari rischi connessi all’uso di internet e dei social network, sentendosi  liberi di inserirvi numerose informazioni personali. Il 23,9% afferma di non porre alcuna restrizione circa la visione del proprio profilo da parte di sconosciuti (i più giovani). Gli aspetti maggiormente considerati condivisibili sono voti scolastici, orientamento sessuale e politico, stati d’animo, rapporti sentimentali e di amicizia.  Maggiore privacy viene riservata al rapporto con i genitori, abitudini sessuali,  utilizzo di sostanze stupefacenti.

- Autodidatti e autonomi. La maggior parte degli intervistati dichiara di aver imparato ad usare questi strumenti da solo (oltre il 60% dei casi). Fra i soggetti deputati all’alfabetizzazione tecnologica, ad accompagnare cioè l’acquisizione di competenze digitali, la scuola appare il meno rilevante. I genitori, di contro, sembrerebbero più preoccupati dal tempo che i loro figli passano on-line, sottraendo energie allo studio, piuttosto che dai contenuti e dalla qualità della navigazione. I ragazzi, oltre che autodidatti, appaiono autonomi nel trovare soluzioni nel caso in cui qualche criticità emerga nell’uso di internet; se lo ritengono necessario, scelgono di parlarne con gli amici (22,7%) piuttosto che con i genitori (9,6%) o, in misura ancor più residuale, con gli insegnanti.

- Video intervista a Barbara Segatto

- Articolo su Il BO, giornale dell’Università di Padova

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